Alle origini di Taranto

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Poseidone, quello che i Latini chiamavano Nettuno, era il Dio del Mare. Figlio di Kronos e fratello di Zeus, era stato il protettore della mitica Atlantide, che aveva intitolato la sua capitale, Poseidonia, proprio a lui, e della sfortunata Ilio, più conosciuta come Troia. Non esisteva un solo marinaio che non avesse mai avuto occasione di sperimentare i suoi capricci ed i suoi sbalzi di umore, in tutto simili alla massa di acqua da lui governata. Spesso veniva rappresentato in sella ad un delfino, animale dalla spiccata e sottile intelligenza, con l’immancabile tridente, simbolo del suo potere, in mano. Era conosciuto anche col suggestivo nome di “Chioma Azzurra”. Fra le sue “invenzioni”, gli antichi gli attribuivano la creazione del cavallo e, considerate le necessità logistiche dell’epoca, non si può dire che non fosse stata un’azzeccatissima trovata.

Dopo aver tentato inutilmente di deporre il fratello Zeus dal trono di Re degli Dei e dopo aver fallito nel tentativo di diventare Signore dell’Attica, titolo sottrattogli dalla nipote Athena o Minerva che in fatto di sapienza la sapeva lunga, aveva cominciato a manifestare una certa instabilità caratteriale, alternando momenti di collera a gesti di grande generosità, in special modo verso coloro che gli dimostravano la loro dedizione e l’affetto che, invece, non riusciva ad avere dai suoi parenti. Tuttavia, alla luce dell’antico detto: “parenti serpenti”, forse non aveva tutti i torti.

Molto spesso Poseidon si rifugiava fra le insenature dell’Alto Ionio, per godere della mitezza del clima e dei colori del paesaggio che queste offrivano, ma non solo. Infatti, in una di queste insenature, proprio nei pressi dell’odierna Taranto, viveva una splendida ninfa di nome Satyria che, secondo alcuni storici, era figlia nientemeno che di Minosse Re di Creta e, di conseguenza, sorella del Minotauro. La ninfa non sembra disdegnasse le attenzioni di cui il Dio del Mare la faceva oggetto, anche se, secondo lo scrittore latino Celio Antipatro, alla fine dovette cedere con la forza alle sue pressioni di natura erotica. Oltretutto, l’aitante “Chioma Azzurra” era anche sposato con Anfitrite ma la cosa, tuttavia, non pareva un ostacolo alle sue avventure extraconiugali.

Comunque fossero andate le cose, dalla relazione clandestina fra Podeidon e Satyria nacque un bel bimbo, cui fu dato il nome di Taras e, una volta cresciuto, fu proprio lui il fondatore della “Città dei Due Mari. Fra i simboli della città, risalta agli occhi quello di Poseidon in sella ad un delfino e con l’immancabile tridente, mentre solca le onde del suo dominio marittimo.

 

Cosimo Enrico Marseglia