La morte del Re degli Spartani sotto le mura di Manduria

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MANDURIA (Taranto) – L’episodio di cui si discute oggi non è una leggenda, bensì storia, tuttavia esso ha comunque dato origine ad un mito. L’epoca è all’incirca quella a cavallo fra il quarto ed il terzo secolo a. C., prima della conquista romana delle Puglie, caratterizzata dalle continue lotte fra le popolazioni messapiche, iapigie o salentine, che dir si voglia, contro la colonia spartana di Taranto che mirava alla supremazia ed al controllo assoluto delle prime.

Nonostante la perfetta macchina bellica, i tarantini non riuscivano ad aver definitivamente ragione della fiera e tenace resistenza opposta dai Messapi, pertanto gli strateghi della città invocarono il soccorso di Archidamo Re di Sparta. Questi accolse l’invito della colonia e, col consenso del Consiglio degli Anziani, approntò un grosso esercito e sbarcò nella Penisola Salentina, seminando il terrore dovunque. Grazie alle milizie perfettamente addestrate sin dalla più tenera età, l’avanzata del sovrano spartano fu irresistibile, costringendo le città della Lega Messapica a cadere una dopo l’altra. Tuttavia la strenua resistenza dei nativi non si affievoliva perché, se una piazza cadeva, i superstiti correvano subito a rinforzarne un’altra, nella speranza di frenare l’invasore. Si giunse così allo scontro finale nella città di Manduria, uno degli ultimi baluardi salentini che Archidamo doveva necessariamente prendere prima di raggiungere Taranto. Da un lato il Re di Sparta assediava la città dall’esterno, al comando delle forze tarantine e spartane, dall’altro  Messapi e Peuceti asserragliati nella cinta muraria difendevano la loro Patria e la loro Libertà.

Lo scontro si presentò subito sanguinoso per l’accanimento dei contendenti, tuttavia l’organizzazione e l’addestramento delle forze d’invasione faceva la differenza infatti, dopo alcune ore di assedio, le armate di Archidamo cominciarono ad avere la meglio. Quando ormai l’ultimo attacco sferrato si apprestava a concretizzarsi, avvenne l’incredibile: un dardo scagliato dagli assediati colpiva a morte il Re di Sparta. Le linee spartane e tarantine vacillarono in preda allo sgomento, mentre le urla di giubilo messapiche risuonavano nell’aria, infondendo coraggio negli assediati che, ritrovata nuova forza, aprirono le porte della città riversandosi come furie sul nemico, costringendolo ad una rotta disordinata. Ancora una volta la Messapia salvò la sua indipendenza dalle mire espansionistiche di Taranto.

Si racconta che i Messapi stessi raccolsero le spoglie di Archidamo che, comunque, ebbe tutti gli onori del suo rango, quindi lo seppellirono in un luogo imprecisato sotto le mura della città, insieme alle ricchezze che aveva con sé. Da allora non è stato mai ritrovato ed attende ancora di essere riportato alla luce ………..

 

Cosimo Enrico Marseglia