Taranto, la leggenda della bella Kalimera e del suo tradimento

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Taranto, la Città dei Due Mari, l’antica colonia spartana che, con l’abilità dei suoi guerrieri mise a ferro e fuoco la Messapia, senza tuttavia riuscire a conquistarla, dovette però soccombere alla potenza militare di Roma. Di fronte al comune pericolo, Tarantini e Messapi avevano stretto un’alleanza, ponendo così fine ad una lunga disputa che, per un paio di secoli li aveva divisi. Le loro speranze e la loro tenace resistenza, però, si sarebbero infrante sugli scudi, sulle lance e sui gladii delle legioni.

Un’antica leggenda racconta che, al tempo dell’assedio condotto dalle armate della “Caput Mundi”, una bellissima fanciulla di nome Kalimera viveva a Taranto. Una mattina, affacciatasi alle mura che proteggevano la città, gettò lo sguardo sull’accampamento del nemico, incontrando quello di Tumulo, il comandante delle forze romane. Fu il classico colpo di fulmine. I due cercarono in tutti modi, e per più volte, di incontrarsi, tuttavia le salde e massicce porte della città, nonché l’attenta sorveglianza dei Tarantini, impedivano ad uno l’ingresso ed all’altra l’uscita dalla città. Una notte, riuscendo ad eludere la vigilanza delle sentinelle, Kalimera riuscì ad aprire una delle suddette porte, consentendo a Tumulo di irrompere all’interno della città, al comando delle sue forze.

Il sangue guerriero degli antenati spartani non aveva, però, abbandonato i Tarantini che, con una disperata controffensiva condotta casa per casa e strada per strada, riuscirono a ricacciare gli invasori oltre la cinta muraria, catturando un gran numero di prigionieri fra i quali anche Tumulo. A quel punto venne scoperto anche il tradimento di Kalimera che, secondo le leggi della città, venne condannata ad essere arsa sul rogo. Un’alta pira fu eretta nel centro della città e la disperata amante fu issata sopra, quindi venne dato il fuoco sotto lo sgurdo impotente di Tumulo, costretto ad assistere all’esecuzione. Mentre le fiamme cominciavano a lambire le vesti della sfortunata, con un ultimo disperato sforzo Tumulo riuscì a svincolarsi dalle guardie che lo immobilizzavano, precipitandosi sulla pira per abbracciare, almeno una volta, la sua amata. Il fuoco li consumò stretti l’uno all’altra, mentre il vento disperse le loro ceneri.

Si racconta che, ancora oggi, in alcune zone di Taranto, di notte si odano nel vento frasi d’amore frammiste a grida di dolore e sofferenza ……..

 

Cosimo Enrico Marseglia