Leggenda pugliese: I focosi cavalli della Iapigia

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MARTINA FRANCA – Si racconta che, in tempi remoti, il Padre degli Dei, Giove, donò al re Laomedonte alcuni cavalli divini, discesi direttamente dall’Olimpo, come ricompensa per aver permesso che il figlio Ganimede sostituisse Vulcano nel ruolo di coppiere degli dei. Anchise, il padre di Enea, conoscendo il valore di quei cavalli, fece ingravidare alcune sue fattrici da essi e, da tali accoppiamenti, nacquero sei puledri. Quattro di essi li tenne per sé mentre gli altri due li donò al figlio.

Durante uno dei tanti scontri fra Achei e Troiani, nell’omerica Guerra di Troia, proprio sotto le mura di Ilio, Diomede si accorse delle grandi prodezze compiute da Enea sul cocchio trainato da quei cavalli, pertanto decise di appropriarsene. Dette, allora, ordine al suo auriga, Stenelo, di prenderli. Così ingaggiò un duello con Enea che, nell’urto, cadde ferito mentre Stenelo si lanciava sui cavalli e se ne impossessava. Dopo averli ammirati in tutta la loro bellezza, Diomede li inviò in Grecia.

Molti anni dopo, quando lo stesso Diomede si trasferì nell’odierna Puglia, portò con sé quei cavalli ed, in loro onore, edificò una città che volle chiamare Argirippa. Da quei corsieri discendono i cavalli pugliesi, caratterizzati da una criniera scapigliata, espressione fiera, eleganza nelle forme e nei movimenti, orecchie piccole, narici ampie, occhio vispo, mantello assai vario, testa alta e trotto ben misurato.

 

Cosimo Enrico Marseglia