Fortezze di Puglia: Il Castello Normanno-Svevo di Gioia del Colle

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GIOIA DEL COLLE (Bari) – Altro splendido gioiello legato al Puer Apuliae, il Castello di Gioia del Colle si erge nel centro storico cittadino. Il nucleo più antico risale al IX secolo, in pieno dominio bizantino, ed era costituito da una recinzione rettangolare fortificata entro cui doveva rifugiarsi la popolazione in caso di necessità. La struttura occupava l’attuale ala settentrionale. Sotto la dominazione normanna degli Hauteville il castello venne rinforzato ed ingrandito, come risulta da un atto del 1108, ad opera dell’architetto Riccardo Siniscalco che allargò il cortile a sud cingendolo con una cinta muraria ed elevando un mastio allo spigolo sudoccidentale, successivamente chiamato Torre De’ Rossi. Ulteriori aggiunte furono effettuate dal Re di Sicilia Ruggero II de Hauteville che aggiunse due torri agli angoli nordorientale e nordoccidentale ma che adesso non esistono. Il castello, insieme alla città, fu distrutto dalla furia devastatrice di Guglielmo I il Malo, figlio e successore del suddetto Ruggero II, durante la campagna contro i baroni ribelli e che costò la distruzione di molte città pugliesi, alcune delle quali mai più ritornarono in vita..

Fu Federico II di Svevia a rifondare il castello intorno al 1230 con l’elevazione di una torre, detta Torre Imperatrice, all’angolo sudorientale, e la costruzione di cortine nel cortile, ricavando magazzini, scuderie, stalle al piano terra e locali residenziali al piano nobile. La fortezza assunse così una pianta quadrangolare con quattro torri angolari. In tale epoca il castello fu sede di presidio militare anche se probabilmente Federico vi soggiornò spesso per le sue battute di caccia. Secondo una leggenda, l’imperatore avrebbe chiuso per gelosia in questo castello la sua amante Bianca Lancia, madre di Manfredi, secondo la leggenda nato proprio a Gioia del Colle. Un’altra storia racconta che la stessa Bianca Lancia, in fin di vita, avrebbe chiesto a Federico, per la terza volta vedovo, di riconoscere i loro figli e questi l’avrebbe sposata rendendola imperatrice per pochi giorni.

Subentrati gli Angioini sul trono di Napoli, il castello divenne proprietà dei Principi di Taranto sino al XV secolo, quindi dei Conti di Conversano che lo tennero sino al XVII secolo e da qui passò alla famiglia degli Acquaviva d’Aragona, Signori di Conversano, che lo tennero sino agli inizi del XIX secolo. Tutti questi nuovi proprietari a poco a poco trasformarono il castello da roccaforte militare a residenza signorile, pur mantenendo quasi intatta la sua originale struttura.

Dopo ulteriori passaggi di proprietà, finalmente il castello è stato rilevato dal Comune che ha provveduto in diverse fasi al restauro ed oggi può essere ammirato come monumento ma anche può essere utilizzato per manifestazioni culturali.

Il castello ha una pianta rettangolare con un cortile interno, intorno al quale sorgono vari locali su due piani. Agli angoli sudorientale e sudoccidentale si ergono due delle quattro torri originarie, le già citate Torre De Rossi a sud-ovest e Torre Imperatrice a sudest. Esteriormente è possibile notare i differenti stili architettonici che si sono succeduti nel corso dei secoli, con una predominanza tuttavia di quelli relativi all’epoca sveva con le notevoli varianti inclusi i riferimenti all’architettura moresca. Sulle torri e sulle cortine si presentano diverse finestre monofore, bifore ed anche una trifora, oltre a varie feritoie disposte apparentemente a caso.

 

Cosimo Enrico Marseglia