Crispiano, storia e leggenda del Signore di Fogliano

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CRISPIANO (Taranto) – Dalla strada che collega Crispiano a Montemesola, è possibile accedere, attraverso una lunga strada sterrata, alla masseria Fogliano, costruita nel XVIII secolo dalla famiglia Ruggeri di Martina Franca. Tale facoltosa famiglia si era sempre distinta per la sua fedeltà alla Casa Reale Borbonica, ricevendo in cambio onori e riconoscimenti vari.

Alla metà del XIX secolo l’abitazione era occupata da Giuseppe Ruggeri, nipote del primo proprietario, che morì prematuramente. A questi successe il figlio Alessandro che, dopo aver conseguito la laurea in Legge a Firenze, si era arruolato come ufficiale nella Reale Guardia di Ferdinando II, ed aveva confermato il suo giuramento di fedeltà al figlio di questi: Francesco II.

Durante i tristi eventi che portarono all’invasione del Regno delle Due Sicilie, da parte delle camicie rosse garibaldine e delle armate regolari piemontesi, Alessandro seguiva lo svolgimento delle operazioni nella sua abitazione di Martina Franca poi, caduta la piazzaforte di Gaeta, si chiuse con tutta la famiglia nella masseria di Fogliano, rifiutando ogni contatto con i nuovi dominatori. Trascorsero, così, alcuni anni sin quando nel 1872, durante un alterco, un acceso repubblicano schiaffeggiò Alessandro. Questi, secondo il Codice d’Onore, raccolse il guanto di sfida e si preparò a sfidare il rivale in duello, tuttavia l’intervento della milizia cittadina ne impedì lo svolgimento.

Incapace di sopportare la terribile onta, Alessandro Ruggeri si precipitò insieme al suo cavallo in una cisterna, dando così fine alla sua vita. La sua vedova, Beatrice Amati, chiuse Fogliano e ritornò a Martina Franca con le figlie, lasciando aperto solo il pianterreno, dove abitavano i frantoiani.

Si racconta che, qualche tempo dopo, mentre un pastore portava il gregge ad abbeverarsi nei pressi di una cisterna, esattamente all’alba, vide apparire improvvisamente un cavaliere in uniforme della Reale Guardia delle Due Sicilie, in sella al suo destriero. Terrorizzato il pastore chiese:

– “Chi sei?” –

– “Sono il tuo padrone!” –

Rispose il cavaliere, quindi svanì nella nebbia del mattino, mentre i cani guaivano ed il gregge si disperdeva in mezzo ai rovi ed ai dirupi.

 

Cosimo Enrico Marseglia