Alla scoperta del Salento: San Cataldo

571

SAN CATALDO (Lecce) – Il binomio San Cataldo – darsena è ormai entrato nell’immaginario comune come un dato di fatto inoppugnabile, perché negli ultimi anni, la darsena è la spina nel fianco dei leccesi e dei diportisti che tengono accesa con tenacia la flebile fiammella della speranza di poter un giorno vedere concretizzata la realizzazione del porto. Nel frattempo ci si limita ad osservare il cantiere e le alghe che giacciono inermi all’imbocco di quello che si spera un giorno sarà il porto.

Ma i problemi di San Cataldo non si limitano alla darsena, perché di quella che era la punta di diamante delle marine leccesi, non resta che un ricordo tramandato ai posteri attraverso foto sbiadite che ritraggono famiglie, adolescenti e bambini intenti a vivere anni spensierati tra lidi, negozietti, spiagge libere e ristoranti, estati in cui i pochi km che separano San Cataldo da Lecce venivano percorsi in auto o in scooter anche solo per prendere un caffè o un gelato con vista sul mare e di certo nessuno avrebbe mai immaginato che tutto sarebbe sfumato in un assordante silenzio spezzato dalla voce di chi invece non si arrende e reclama una doverosa presa di coscienza che porti a prendere in mano la situazione e garantire con atti concreti la rinascita della marina.

I bar e i locali che resistono e quelli che sono nati da poco sono un fiore all’occhiello per San Cataldo, perché attraggono clienti da ogni dove e il lungomare, nonostante le zanzare e il poco o nulla da vedere, resta pur sempre un’attrattiva, come i lidi, lo storico “Lido Turrisi” che in origine era costruito su palafitte in testa e il faro, ma non si può contare sulla forza di pochi coraggiosi.

D’altro canto, la storia ci insegna, che le cadute e le rinascite sono una caratteristica di San Cataldo, dalle stelle dell’epoca romana, in cui fu sede del famoso Porto Adriano, toccò il fondo quando abbandonata a se stessa, diventò una palude e di nuovo rinacque in epoca fascista grazie alla bonifica che interessò tutto il Sud.

Il collegamento con Lecce fu inoltre agevolato dal tram, di cui oggi rimangono solo documentazioni fotografiche e che è stato sostituito dalla circolare, che fa la spola con alterne fortune.

Per il resto c’è la pineta, non frequentabile, ma c’è e poi le Cesine, belle, un polmone verde che si affaccia sul mare.

La verità è che San Cataldo è una marina bella, nelle sue pietre scorre la storia, i leccesi la amano, non la tradirebbero mai con località più amene, la sofferenza nel vederla sgretolarsi nell’incuria è tanta e ed è pari alla rabbia di chi non si arrende e costruisce bellezza tra le macerie.

Claudia Forcignanò