Fortezze di Puglia: Il Castello di Canosa

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PUGLIA – Il Castello altomedievale di Canosa, di cui oggi restano solo ruderi, sorge nell’area dove un tempo vi era l’acropoli, le cui rovine vennero incorporate nella struttura difensiva dell’antica Canusium, città di grande importanza giacche costituiva un nodo fondamentale delle vie di comunicazione dirette in Puglia. Un primo fortilizio, di probabile origine bizantina, era già presente sulla collina dei SS Quaranta Martiri sotto il regno del sovrano longobardo Autari, verso la fine del VI secolo. In seguito gli stessi Longobardi provvidero a fortificare ulteriormente il fortilizio, come anche i Bizantini del resto, nei ripetuti passaggi di mano che la Puglia subì nel Medioevo. La struttura resistette strenuamente agli assalti condotti dai Saraceni specialmente intorno al IX secolo.

Con l’arrivo dei Normanni la fortezza venne occupata dai nuovi signori che la resero una delle loro più importanti sedi nella neonata Contea di Puglia, ben presto trasformatasi in Ducato di Puglia e Calabria, dopo i travolgenti successi militari degli Uomini del Nord contro le armate di Bisanzio. Nel 1089 nelle sue ampie sale ebbero luogo i negoziati per porre fine alla contesa fra i due fratellastri Boemondo de Hauteville, Principe di Taranto, e Ruggero de Hauteville detto Borsa, Duca di Puglia e Calabria.

Sembra che in epoca sveva, durante i lavori per l’edificazione di Castel del Monte, Federico II di Svevia abbia scelto il maniero come residenza temporanea, tuttavia non abbiamo prove documentarie di ciò. Un’altra notizia non certa riguarderebbe la presunta prigionia nel Castello di Canosa di Elena d’Epiro, seconda moglie di Manfredi, figlio di Federico II, e dei suoi figli ancora bambini.

Durante il regno di Carlo I d’Angiò vennero effettuati dei lavori di riparazione e rinforzo sotto la direzione dell’architetto Pietro D’Angicourt, mentre su disposizione di Carlo II il castello fu dato a Maria, figlia di Boemondo IV pretendente al trono di Gerusalemme e Cipro. Sotto le dominazioni aragonese e spagnola la fortezza fu appannaggio dei diversi feudatari, sino al 1643, anno in cui fu venduta all’asta. Nel 1704 divenne proprietaria del castello la famiglia Capece – Minutolo che, trasferitasi successivamente in Napoli, la affidò a procuratori. Dal XVIII secolo ha inizio la decadenza della struttura che subisce diversi e svariati crolli, anche a causa di terremoti. Nel 1956 finalmente il Comune di Canosa acquista ciò che rimane dell’antico castello.

 

La struttura si presentava a pianta esagonale irregolare con due lati all’incirca paralleli sul versante meridionale e con sei torri angolari a pianta quadrangolare. Ai giorni nostri sono riuscite a giungere resti delle cortine e delle torri, di cui tre sporgono di poco rispetto al piano di calpestio. La torre sudorientale è la più alta, superando gli 8 metri, ed è quella che si è conservata di più. Dirigendoci in direzione nord si incontra un’altra torre con la base più larga della prima ma più bassa. Nel centro del lato settentrionale si trova una terza torre ancora in piedi, mentre le tre rimanenti, come già asserito, sporgono di poco dal pavimento. Di particolare interesse sono le tracce visibili relative a due diverse epoche costruttive, quella più antica, corrispondente anche alla parte inferiore, formata da blocchi in pietra a forma di parallelepipedo, mentre quella più recente costituita da blocchi di tufo particolarmente duri. Le prime sono attribuibili a materiale reimpiegato proveniente da altre costruzione dell’antica acropoli.

 

 di Cosimo Enrico Marseglia