Alla Scoperta del Salento: Galatina, il feudo che meritò il titolo di città

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GALATINA (Lecce) – La via che ha portata Galatina a fregiarsi del titolo di città e ad essere uno dei comuni più preziosi del Salento, è lunga e costellata di intriganti vicissitudini che fondono leggenda e fatti storici.

Le terre di Galatina furono calpestate in secoli remoti persino da San Pietro, che da Antiochio stava andando a Roma, l’evento fu talmente prodigioso, che gli abitanti ne mutarono il nome in “Casale Santi Petri in Galatina”, di certo il passaggio del Santo segnò l’inizio di una serie di fortune mistiche, una delle quali fu l’edificazione della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria per volere di Raimondello Orsini al suo ritorno dalla Terrasanta con una reliquia della Santa.

La presenza degli Orsini del Balzo portò a Galatina una serie di benefici edili ed economici, nel periodo medievale apparteneva alla Contea di Saleto, la famiglia ne detenne il governo per lungo tempo, in ultimo, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo ebbe l’ingegno di completare la costruzione della Basilica di Santa Caterina D’Alessandria dotandola di un ospedale e di un convento sotto il cui comando confluirono anche i feudi di Bagnolo, Collemeto e Torrepaduli garantendo così un introito economico esorbitante nelle casse di Galatina.

La vita a San Pietro in Galatina era briosa, si potrebbe dire analoga a quella moderna, gli abitanti lavoravano sodo, venivano organizzate fiere e mercati frequentati da visitatori pernottavano nelle varie locande facendo girare l’economia e incrementando la popolazione, tanto che nel 1485 la città fu elevata a rango di Ducato e affidata a Giovanni Castriota.

Fu un periodo di grande prosperità non solo economica, ma anche culturale e nel 1539 la terza duchessa di San Pietro in Galatina sposando il principe Pietro Antonio Sanseverino  diede inizio ad una nuova alleanza tra i due nobili casati e alla costruzione della cinta muraria e delle famose cinque porte, di cui solo tre sono arrivate ai giorni nostri, Porta San Pietro, oggi conosciuta come Porta Nuova, Porta Luce, Porta San Giorgio, poi rinominata Porta dei Cappuccini, le altre due porte sono andate distrutte, stessa sorte toccata al Castello Ducale, di cui restano poche tracce.

Alla morte di  Irene Castriota Scanderbeg, il figlio Niccolò Bernardino Sanseverino decise di trasferirsi con la moglie Isabella della Rovere, principessa di Urbino, ma i suoi eredi non furno altrettanto lungimiranti, tanto che nel 1615 San Pietro di Galatina e Noha furono cedute agli Spinola a causa dei debiti contratti.

La famiglia Spinola, che vantava origini genovesi, si occupò di San Pietro in Galatina per lungo tempo,

fino alla morte di Giuseppe Spinola che non avendo avuto figli, passò l’eredità alla sorella Maria Teresa, sposa di Giovan Battista Gallarati Scotti nobile milanese, il quale aggiunse un altro tassello al suo ingente patrimonio feudale.

Il 20 luglio 1973 Fedinando IV dichiarò San Pietro in Galatina città e fu deciso di tornare a chiamarla semplicemente Galatina.

Contribuirono alla diffusione della cultura, nell’Ottocento, alcuni istituti religiosi come i tre conventi di monaci, gli olivetani benedettini (gestori dell’ospedale detti “bianchini” per via dell’abito bianco), i cappuccini ed i padri delle Scuole Pie (scolopi).

Per le ragazze c’era l’educandato civile, le scuole normali, l’orfanotrofio e infine l’educandato presso il monastero di Santa Chiara. Verso la fine dell’Ottocento vi era a Galatina un conservatorio e un convitto dal quale uscirono i cittadini più illustri. Il convitto, la cui sede fu l’ex-convento delle Grazie, fu fondato nel 1854 dai Padri Scolopi con una duplice funzione, quella di convitto per studenti interni e quella di scuola per gli esterni.

Oltre alle scuole superiori Galatina deve la sua crescita demografica ed economica alla presenza di un grande ed efficiente ospedale. Il primo fu fatto costruire da Raimondello Orsini vicino alla chiesa di Santa Caterina (attualmente sede del Municipio), gestito dai frati francescani. Dopo la sua morte, fu ampliato e potenziato dalla moglie e regina Maria d’Enghien così da diventare punto di riferimento per tutto il Salento. Nel 1499, l’amministrazione passò ai padri Olivetani, chiamati dagli Aragonesi che avevano sostituito gli Orsini. Nel 1848 fu istituito in via P. Siciliani l’ospedale civile che prese prima il nome di ospedale del Carmine in quanto la sede era quella dell’antico convento dei Carmelitani e poi chiamato nel 1925 “Antonio Vallone”.

Anche a Galatina ci furono moti carbonari a partire dal 1799 che si intensificarono dopo il 1815 con il ritorno dei Borboni a Napoli. La “vendita” chiamata “Novelli Bruti” è documentata da un diploma di affiliazione del 30 luglio 1820 rinvenuto tra le carte del barone di Corigliano d’Otranto, Giacomo Comi. Le riunioni periodiche dei carbonari galatinesi avvenivano in qualche casolare dell’agro. Una sede rimasta memorabile è quella della «Torre», nella masseria omonima, in agro di Soleto, sulla via per Corigliano d’Otranto.

Il 13 dicembre 1884 venne inaugurata la stazione ferroviaria sulla linea Lecce-Gallipoli e nel 1887 il nuovo cimitero.

Il 19 aprile 1903, in seguito ad una rivolta dei contadini, i carabinieri intervenuti per sedare la sommossa sparano sui rivoltosi lasciando sul suolo 2 morti e 30 feriti. I caduti sono Angelo Gorgone e Lisi Oronzo detto “Penna”. Questa è da ritenere la prima rivolta contro i latifondisti dell’epoca.

Il 21 aprile del 1921 alle ore 20, a Galatina, fu inaugurata la prima centrale elettrica galatinese realizzata grazie all’impegno del deputato e ingegnere galatinese Antonio Vallone, di Pietro Stefanelli e di Pantaleo Duma, progettista dell’impianto.

Il 29 marzo 1930 viene inaugurato il maestoso Teatro Tartaro con la rappresentazione di un’opera lirica. Diventerà poi cinema e verrà chiuso nel 1984 per riaprire a nuova vita il 13 ottobre 2007, come Galleria Commerciale[9] con all’interno sala cinematografica.

Il 6 febbraio del 1947 venne inaugurata la sala da ballo del Cavallino Bianco (che all’epoca era una cantina) mentre il teatro fu inaugurato il 3 febbraio del 1949 con il Rigoletto. Chiuso nel 2001, è stato acquistato dall’Amministrazione comunale e riaperto nel 2008 dopo la bonifica dall’eternit ed il suo ripristino a fini culturali. I lavori per la sua ristrutturazione sono iniziati nel maggio 2014.

Nel 1949 l’idea di una mostra mercato rilancia lo sviluppo economico della città e dal 1984 La Fiera nazionale di Galatina ha una sua area espositiva permanente.

Nel territorio di Galatina è ubicata dal novembre 1957 anche la scuola di volo basico per i piloti dell’Aeronautica Militare presso l’aeroporto di Galatina “Fortunato Cesari”. L’aeroporto di Galatina è un aeroporto militare situato a 10 km dalla città di Galatina; è aperto solo al traffico militare ed ospita il 61º Stormo e il 10º Reparto manutenzione velivoli dell’Aeronautica Militare.

Nel 1966 nacque l’ospedale Santa Caterina Novella (fu chiamato così per ricordare l’antico ospedale del XIV secolo). La sua struttura imponente, che domina la collina dell’antico rione San Sebastiano ha oggi triplicato la sua superficie iniziale di circa 3000 metri quadrati.

di Claudia Forcignanò