Alla scoperta del Salento: la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Lecce

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foto di Claudia Forcignanò

LECCE – Conosciuta anche come chiesa di Sant’Angelo, Santa Maria di Costantinopoli è una delle più antiche di Lecce. Si trova in piazza SS. Addolorata, nei pressi della Chiesa Greca e vegliava sulla città già nel 1061.

Secondo la mappatura originale, la chiesa sorgeva fuori dalle mura, ma nel 1500 Carlo V la incluse nel processo di ampliamento inglobandola nel tessuto urbano.

Attiguo alla chiesa si trova il Convento dei Padri Agostiniani che per ben otto secoli portarono a Lecce fede e cultura gestendo una scuola di filosofia a noviziato, ma ciò non bastò ad impedire lo scempio perpetrato nei primi anni del 1800 a seguito della soppressione degli ordini religiosi che trasformò la struttura (già ricostruita nel 1300 e poi nel 1663 da Giuseppe Zimbalo) in caserma e deposito militare.

Furono violati gli altari, divelti gli infissi e distrutto il tetto.

Una ferita che sanguinò fino al 1828, anno in cui Ferdinando II di Borbone emanò l’editto che, una volta affidata la struttura alla Confraternita dell’Addolorata, ne permise il rifacimento e il ritorno agli antichi splendori.

Il convento dal 1833 ospitò l’ospizio di San Ferdinando che accoglieva giovani orfani educandoli alle arti e ai mestieri.

A partire dal 1860 l’ospizio cambiò nuovamente nome diventando il Collegio Giuseppe Garibaldi.

L’oggettiva bellezza di questa chiesa dipende da molteplici fattori, oltre che dalla sua storia di fenice che risorge dalle sue ceneri (comune a molte chiese e templi).

A colpire è innanzitutto la facciata di cui solo il primo ordine fu completato dallo Zimbalo (voci di corridoio insinuarono all’epoca che fu a causa delle ristrette finanziarie dei Padri Agostiniani), ma che nonostante ciò presenta una raffinata decorazione barocca che anticipa un primo accenno di Rococò.

Il portale centrale progettato da Emanuele Manieri nel 1750, rivestito da lamine bronzee in rilievo, è incorniciato da due colonne corinzie scanalate cui fanno esplicito richiamo le paraste laterali.

Le nicchie laterali, due per lato, sono vuote e incorniciate da una fine decorazione.

Sull’architrave svettano quattro putti a cavallo di un festone di fiori e sulla lunetta si accomodano due angeli che convogliano lo sguardo su piedistallo che ospita la Madonna col Bambino.

Tutto il prospetto è percorso da conici orizzontali decorate con motivi simbolici.

La pianta della chiesa è a croce latina con impianto basilicale a tre navate, le cui due laterali ospitano otto altari.

L’interno è un tripudio di opulenza barocca, persino il visitatore più devoto non potrà fare a meno di guardarsi intorno ammaliato da tanta bellezza terrena che sicuramente sarà grata al Creatore.

Subito sulla destra (lato dedicato all’ingresso), si trovano, in ordine di percorrenza l’altare dell’Annunciazione, della Madonna del Rosario, di Sant’Antonio da Padova e Santa Rita da Cascia.

Nei transetti sono presenti due altari; quello di destra è dedicato alla Vergine Addolorata con statua in cartapesta del 1832, opera di Antonio Maccagnani, quello di sinistra è dedicato a Sant’Antonio con una tela opera di Alessandro Calabrese.

Nel presbiterio, l’altare maggiore, più semplice e lineare rispetto agli altri, è dedicato alla Madonna di Costantinopoli.

Imboccando la navata laterale che porta verso l’uscita, si trovano l’altare dedicato a San Nicola da Tolentino, San Michele Arcangelo, l’altare dell’Immacolata e infine quello di San Tommaso da Villanova.

Ogni altare ospita una tela: l’Annunciazione, Sant’Antonio da Padova, Santa Rita da Cascia, il Giudizio di Re Salomone, la Madonna di Costantinopoli, il Trionfo di David, il Vitello d’Oro, Giuditta e Olofene, San Francesco che riceve la Stimmate, l’Adorazione dei Magi, L’Assunta e la Sacra Famiglia.

Di notevole bellezza sono le giunoniche statue di San Tommaso da Villanova e dell’Arcangelo Michele.

Nella sagrestia è possibile ammirare la tela dell’Assunta.

di Claudia Forcignanò