“Cammina nella Terra delle Gravine”: tutela e la riscoperta di una terra antica

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CASTELLANETA (Ta) – Torna “Cammina nella Terra delle Gravine” uno slogan/una strategia messa in campo dall’Associazione Culturale Amici delle Gravine di Castellaneta, con fine la tutela e la riscoperta di una terra antica come quella dei canyon Pugliesi.

Siamo nel 2019 proclamato dal Mibac l’anno del “turismo lento”,  un nuovo concetto basato su una fruizione lenta e consapevole dei borghi, sentieri e paesaggi, tutti fattori che fanno della Puglia una Regione bellissima.

In diversi “Cammini” racconteremo i territori, con le Gravine, il  mare, le pinete, il centro storico, la città sotterranea, la storia e le tradizioni, l’importante sarà viaggiare con lentezza a contatto con la natura.

Non solo, “Cammina nella Terra delle Gravine” sarà contraddistinto da un spilla da apporre sullo zaino, un simbolo ricordo per tutti i camminatori che vorranno conoscere la Terra delle Gravine.

Il primo cammino che ha riscosso un forte successo, si è svolto Domenica 24 marzo, una giornata dedicata alla maestosa Gravina Grande di Castellaneta, un cammino di circa 11 km su sentieri immersi in una natura avvolte selvaggia, fino a risalire il colle Archinto.

Il secondo cammino in programma questa Domenica 2 Giugno sarà dedicato alla riserva
Naturale di Montecamplo, polmone verde del Territorio Castellanetano.

L’area è dominata dal colle di S.Trinità (417 slm), nelle cui vicinanze sono stati rinvenuti diversi reperti archeologici, che testimoniano come Montecamplo fosse abitato sin dalla preistoria.

Sono state rinvenute schegge di selce del paleolitico, asce levigate e frammenti di ceramica
dell’Età del Bronzo.

Durante l’Età del Ferro (1100 – 700 a.C.) Montecamplo venne colonizzata dagli Japigi che utilizzarono le sue colline come difese naturali.

Durante il periodo del brigantaggio è stato spesso utilizzato come riparo dai briganti e come campo di numerose battaglie fra le fanterie e la cavalleria piemontese nei confronti degli stessi briganti dalle autorità del neocostituito Regno d’Italia, grazie alla sua natura carsica e della ricchezza di grotte e gravine che costituivano ottimo rifugio.

Dal punto di vista naturalistico, l’area rappresenta un vero tesoro a cielo aperto. Sin dai
tempi di Napoleone, la Riserva di Montecamplo veniva indicata come “Monte d’Oro”, per l’inesauribile ricchezza di erbe aromatiche, il cui uso all’epoca alimentava un’intensa attività economica.

La vegetazione presente è un connubio tra quella tipica delle gravine e quella delle murge. Dominano gli alberi di fragno, albero simbolo della murgia sud-orientale. Presente anche la Roverella, la Quercia Spinosa, il Cerro, il Leccio ed il Pino d’Aleppo. Il Lentisco e la Filirea sono le specie più diffuse nel sottobosco.

In primavera erompono i colori grazie a orchidee, ginestre, biancospini che fanno da cornici ad uno splendido panorama che spazia dal Golfo di Taranto alla Basilicata, sino ad intravedere i monti calabri.

È tempo di trekking, zaino in spalla, scarpe adatte e bastoncini.

Questo è un invito all’ andar lento per evadere dal mondo frenetico e godere
dei paesaggi che la Terra dona, ogni luogo ha la propria bellezza purché si abbia il tempo di capirne i dettagli, le origini, i cambiamenti.