La storia torna al Verdi: lezione su Brindisi in età contemporanea

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BRINDISI – «Brindisi tra XX e XXI secolo. Per una storia contemporanea della città» è il titolo della lezione di storia in programma giovedì 5 maggiodalle ore 9.30 alle 12.30, nel Nuovo Teatro VerdiIngresso libero – a partire dalle 9.15 – con obbligo di utilizzo della mascherina FFP2. Solo posti di platea – primo settore – con priorità di assegnazione agli studenti delle scuole coinvolte nel progetto. L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno della Regione Puglia, nell’ambito del finanziamento «FSC 14-20: Patto per la Puglia. Custodiamo la Cultura In Puglia 2021 – Misure di sviluppo per lo spettacolo e le attività culturali – D.G.R. n. 1570/2020 – A.D. 499/2020».

Appuntamento con il prof. Daniele De Luca, docente di Storia delle Relazioni Internazionali dell’Università del Salento. La trattazione comincia dal secondo dopoguerra con il ruolo della città negli anni della Guerra Fredda, pagina che ha rappresentato da una parte una frontiera ideologica, dall’altra uno strumento di azione geopolitica. L’ex base Usaf è stata negli anni Sessanta una base strategica dell’aeronautica militare statunitense nel Mediterraneo, un centro di sofisticato spionaggio delle comunicazioni nei confronti dei Balcani e dei paesi dell’Est europeo. La base fu costruita nel 1959 su un’area di 160 ettari, a seguito di un accordo tra lo Stato italiano e quello statunitense con l’obiettivo di assicurare la difesa aerea e di garantire la sicurezza del blocco occidentale dei Paesi integranti il Patto Atlantico. La caduta del muro di Berlino, il crollo dei regimi comunisti e lo smantellamento della cortina di ferro aprirono la strada alla fine della Guerra Fredda, un punto cardinale della storia che ha avuto riflessi anche sul ruolo strategico della città quale sbocco avanzato sul palcoscenico del Mediterraneo. E se la fine della Guerra Fredda ha segnato uno spartiacque fondamentale nella politica internazionale e nel modo di concepire i rapporti dei Paesi più sviluppati, Brindisi ha modificato il suo ruolo fino a diventare uno snodo cruciale per la creazione di ponti di dialogo e di aiuto attraverso la base di pronto intervento umanitario (UNHRD) e la base logistica del Consiglio di sicurezza (UNGSC), da cui parte il peace-keeping verso tutti gli angoli del mondo, e la Brigata marina San Marco, nota per l’importante ruolo svolto al servizio della pace. Ma, si sa, la storia genera cambiamenti in più direzioni. Così, il crollo del comunismo ha fatto riemergere la vocazione di Brindisi quale porto di accoglienza, come testimonia il capitolo drammatico dello sbarco degli albanesi. A partire dal 9 febbraio 1991, con la caduta del comunismo in Albania, oltre 10mila persone, giunte da diverse parti dell’Albania, si ammassarono nel porto di Durazzo per emigrare in Italia in cerca di un futuro. Il 7 marzo, nel giro di poche ore, ben 25mila albanesi arrivarono a Brindisi, in quello che fu il primo arrivo di massa d’immigrati in Italia. Cogliendo di sorpresa un’Europa che si era lasciata alle spalle la disperazione dei profughi della seconda guerra mondiale e ora volgeva lo sguardo verso un’altra epoca.