Traetta Opera Festival Bitonto, sabato 11 giugno serata “astrologica” con The Planets di Gustav Holst

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BITONTO (Bari) – Il Traetta Opera Festival vola nello spazio con Gustav Holst, il compositore inglese autore della suite per grande orchestra «The Planets» op. 32, scritta oltre un secolo fa per un mastodontico organico in ossequio innanzitutto a Gustav Mahler, e poi ad Arnold Schönberg. La manifestazione diretta da Vito Clemente propone «The Planets» (I pianeti) sabato 11 giugno, alle ore 20.30, nel chiostro San Pietro Nuovo, a Bitonto, in una versione rielaborata per l’Orchestra di fiati del Conservatorio Nino Rota di Monopoli, ente con il quale il Traetta Opera Festival ha firmato un protocollo d’intesa. Dall’istituto monopolitano provengono, infatti, non solo i musicisti dell’ensemble, ma anche i direttori Cosimo Di Lorenzo, Antonella Scalone e Caterina Santoro, quest’ultima autrice, inoltre, del pezzo a tema «Eclissi» commissionatole dal Festival per essere eseguito in prima assoluta accanto all’opera di Holst. Inoltre, agli allievi della classe di Strumentazione per orchestra di fiati diretta al Conservatorio Rota da Vincenzo Anselmi, si devono anche le orchestrazioni di «The Planets» realizzate appositamente per questa serata «astrologica».

La suite nacque, infatti, più dall’interesse di Holst verso l’astrologia che l’astronomia. L’opera venne composta tra il 1914 e il 1916. E la sua prima parziale esecuzione pubblica, priva ancora delle parti dedicate e Venere e Nettuno, porta la data del 27 febbraio 1919. La versione integrale venne, invece, eseguita il 15 novembre 1920 riscuotendo un grande successo sino a diventare l’opera più conosciuta e apprezzata del compositore inglese.

«The Planets» si articola in sette movimenti, ognuno dedicato a un pianeta e al suo carattere astrologico, anche se Holst non prende in considerazione la Terra e nemmeno Plutone, all’epoca non ancora scoperto. Le musiche sono molto coinvolgenti, evocative, ma non c’è un filo conduttore a dare unitarietà ai sette movimenti: ogni brano della suite rappresenta, infatti, un pianeta col suo proprio carisma. L’ampio organico, nella versione orchestrale originale, prevede, oltre alla sezione degli archi, due arpe, organo e un nutrito gruppo di strumenti a fiato e a percussione. Un coro femminile, nascosto dietro le quinte, interviene solo nell’ultimo movimento.