Il Castello di Oria e lo spettro di Bianca Guiscardi

815

ORIA (Brindisi) – Il Castello Svevo di Oria si erge sulla cima del colle su cui sorge la città, il Monte Vaglio, da dove lo sguardo si estende per chilometri in tutte le direzioni, costituendo un ottimo punto di osservazione per fini strategici sin da tempi remoti. Probabilmente l’area è la stessa su cui sorgeva l’acropoli dell’antica città messapica.

Un primo nucleo della poderosa fortezza orietana è il torrione a pianta quadrata, risalente con molta probabilità alla dominazione normanna ma che successivamente venne conglobato in strutture più recenti nel corso dei secoli. Tuttavia fu sotto l’Imperatore Federico II di Svevia che il castello fu, secondo alcuni edificato, secondo altri ampliato e modificato in base alle nuove esigenze strategiche. In occasione del matrimonio fra il Puer Apuliae ed Isabella di Brienne il maniero fu residenza temporanea di diversi ospiti importanti. Dopo la morte di Federico II di Svevia e del suo diretto erede Corrado, avvenuta dopo pochi anni, Manfredi, figlio naturale dello Stupor Mundi, usurpò il regno al nipote, il giovane Corradino che dimorava in Germania. Oria ed il suo castello, schieratisi dalla parte guelfa, sotto la guida del valoroso Tommaso d’Oria resistettero strenuamente all’assedio condotto da Manfredi che, comunque, alla fine dovette abbandonare la piazza per timore di uno scontro con le forze pontificie.

Nuove modifiche alla struttura vennero fatte in epoca angioina, quando furono erette le due torri cilindriche denominate rispettivamente del Salto e del Cavaliere. All’epoca dei due assedi condotti da Ladislao d’Angiò – Durazzo contro Taranto, nel Castello di Oria dimorò Maria d’Enghien, vedova di Raimondello Orsini – del Balzo, Principessa di Taranto e Contessa di Lecce, Soleto e San Pietro in Galatina, da dove guidava la resistenza dei Tarantini, coadiuvati da alcune forze leccesi, contro le truppe regie. Come sappiamo la disputa terminò con la proposta di nozze fatta da Ladislao e che Maria accettò diventando così Regina di Napoli. Il matrimonio fu celebrato a Taranto.

Nel 1433 Oria fu investita e saccheggiata dalla furia del Caldora, comandante delle forze di Luigi III d’Angiò, durante la guerra scatenatasi in Puglia in seguito alla disputa fra Angioini ed Aragonesi per il trono di Napoli. Solo il castello riuscì a resistere. In seguito la città fu ripresa da Giovanni Antonio Orsini – del Balzo, figlio di Raimondello e Maria d’Enghien, Principe di Taranto, Duca di Bari, Conte di Lecce, Soleto, San Pietro in Galatina, Ugento, Matera, Conversano, Acerra e Signore di Altamura. Nel 1504 la struttura subì un altro assedio, condotto da Pietro de Paz, durante la guerra fra Spagnoli e Francesi per il trono partenopeo, conclusasi con la vittoria dei primi.

I maggiori riadattamenti alla struttura risalgono al periodo compreso fra il XV ed il XVI secolo, in seguito alle nuove esigenze di carattere difensivo, determinate dalla comparsa ed evoluzione delle armi da fuoco. Di conseguenza il castello fu dotato anche di pezzi di artiglieria per meglio potersi difendere in caso di assedio. Negli ultimi tre secoli la fortezza è stata oggetto di ulteriori restauri e riadattamenti, specialmente dopo i danni causati da un tornado che lo investì nel 1897.

Il maniero si presenta con una pianta triangolare isoscele con tre torri ed il Mastio. Allo spigolo settentrionale si erge la Torre Quadrata detta anche dello Sperone, risalente con ogni probabilità all’epoca sveva e particolarmente adatta alla difesa con armi da getto e con archi. Nella parte a sud c’è il Mastio o Donjon, come già asserito di epoca molto probabilmente normanna e che costituisce la parte più antica, sul quale tuttavia furono effettuati diversi riadattamenti nei secoli. La base di questo torrione presenta una scarpa che lo rende maggiormente difendibile dall’alto e meno soggetto ad assalti dal basso. Con l’avvento delle armi da fuoco, anche il Mastio fu dotato di idonei mezzi per la difesa.

Le due torri cilindriche, dette del Salto e del Cavaliere, come già precedentemente osservato, risalgono all’epoca angioina e sono collocate sul versante meridionale alla destra del Mastio. La presenza di alcuni beccatelli su entrambe sembra indicare che probabilmente in origine reggevano un cammino di ronda ligneo di cui oggi non vi è traccia. Le due torri sono collegate da un angusto passaggio e la muraglia è anch’essa munita di scarpa.

Nel 1933 il Comune di Oria cedette il Castello alla famiglia Martini – Carissimo, in cambio del Palazzo Martini, che divenne sede del Comune. E adesso veniamo all’aspetto misterioso del maniero, giacché con un simile iter storico è inevitabile che si affaccino storie e leggende di fantasmi …

Un tempo viveva in Oria una donna bellissima ed affascinante: Bianca Guiscardi. Per sua sfortuna un malvagio e potente nobile del luogo gettò il suo sguardo sulla fanciulla, desiderandola ardentemente in maniera pressoché ossessiva. Oggi diremmo che si trattava di uno stalker. Più volte le sue avances vennero rifiutate dalla giovane, così il malvagio decise di ricorrere all’uso della forza. Degno emulo del manzoniano Don Rodrigo, alla testa della sua soldataglia mercenaria tese una trappola a Bianca per rapirla e possederla carnalmente, tuttavia qualcosa andò storto nell’agguato, poiché la giovane riuscì a fuggire trovando rifugio proprio castello, inseguita dal bruto e dai suoi scagnozzi che, irrompendo all’interno, uccidevano chiunque si frapponesse fra loro e la ragazza. Vistasi in trappola  e sconvolta dalle uccisioni di chi aveva cercato di difenderla tentando di fermare il suo persecutore, Bianca scelse di suicidarsi pugnalandosi, pur di non cadere nelle mani del mostro. Si racconta che talvolta fra le mura del Castello di Oria appaia lo spettro di una donna bellissima che tranquillamente si aggira in maniera evanescente, sino a quando qualcuno non la scorga ed in quel momento la visione svanisce ….

 

Cosimo Enrico Marseglia