Il Teatro Garibaldi di Gallipoli riapre al pubblico

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GALLIPOLI (Lecce) – Dopo anni di chiusura, il Teatro Garibaldi torna a splendere: è stata ufficializzata, nel corso della conferenza stampa odierna, la riapertura del bene prevista per domani 11 febbraio, alle ore 20.

A spiegare i lavori effettuati e le previsioni future il sindaco Stefano Minerva, il vicesindaco con delega allo spettacolo Tony Piteo, l’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Cuppone, il consigliere e presidente della commissione Urbanistica Cosimo detto Mino Nazaro e il consigliere presidente della commissione Cultura Corrado Venneri.

Sul palco del teatro, messo completamente a nuovo, gli amministratori hanno reso noto ai presenti, giornalisti e curiosi, tutte le novità che concernono il bene.

“Una grande emozione, un forte sentimento di gratitudine nei confronti di chi ha lavorato alacremente affinché questo fosse possibile: riapriamo e restituiamo al pubblico il teatro. Sono veramente contento perché questa era una delle promesse fatte cui tenevamo di più; è stato uno degli impegni su cui abbiamo lavorato con fatica perché riportare alla luce questo teatro non è stato semplice. Sappiamo che tutti i beni storici non sono ‘facili’ per via dei vincoli che ci sono. Un percorso lungo oggi concluso, per questo ringrazio la mia squadra, anche quella dello scorso mandato che ha messo in campo l’idea, ha trovato i soldi e ha inseguito questo sogno che avevamo. Ringrazio la squadra attuale per aver continuato ad inseguire questo sogno. Accanto a me gli amministratori che hanno sostenuto il progetto e che ringrazio con sincerità, in particolare il consigliere Nazaro che ha preso a cuore questo progetto e lo ha coordinato”.

La parola passa al vicesindaco con delega allo Spettacolo Tony Piteo che anticipa la vera novità del teatro: ad inaugurare ufficialmente il bene, al cospetto di istituzioni e autorità, sarà il regista, attore e sceneggiatore Sergio Rubini con lo spettacolo “SUD. Poesie, prose e racconti” accompagnati al pianoforte da Michele Fazio.

Per farvi un’idea di questo spettacolo immaginate per un attimo di non essere seduti tra le file di una platea a teatro, ma nello scompartimento di un treno. Un treno un po’ spericolato perché a guidarlo è un attore ma anche un regista: un tizio magrino, il profilo puntuto, Sergio Rubini. Già altre volte in passato, ma solo sul grande schermo, vi ha fatto racconti di treni, binari, piccole stazioni di posti sperduti. Il capotreno ci dice che il motivo del viaggio a cui stiamo partecipando è il SUD ma nemmeno lui sa dove arriveremo. Al Sud? È probabile ma potrebbe anche andare diversamente.

La destinazione insomma è incerta. E incerto è l’andamento del treno. Fin da subito avrete la sensazione di aver percorso grandissimi tratti nell’arco di pochi minuti. Perché per esempio dalla lettura di un passo dei Persiani di Eschilo, incipit dello spettacolo, Rubini passerà al racconto di Matteo Salvatore, un cantastorie vissuto nel buio periodo del dopoguerra, che ha fatto della sua miseria da pane nero la forza della sua poetica. Eppure dentro questo Sud abbandonato e senza luce, fiorisce la grande letteratura che proprio a Napoli ha avuto il massimo dell’espressione nell’opera di Eduardo che ha fatto di personaggi schiacciati dal fatalismo e dalla rassegnazione, dei veri giganti, non certo capaci di modificare la propria condizione, ma dei ragionatori, con il coraggio di guardarsi dentro. E a proposito di piccoli “eroi” del Sud, Rubini passerà al racconto di un altro capostazione, suo padre che in un paesino agricolo del profondo Sud negli anni Sessanta coltivava come altri suoi compaesani, la passione per il teatro, per la recitazione, per la poesia. Come i versi in vernacolo di Giacomo D’Angelo che nel suo negozio di giocattoli scriveva poesie.

Ad accompagnare le letture e intervallare i momenti dialogici a quelli recitati, le musiche originali eseguite dal vivo dal maestro Michele Fazio al piano.

È dunque Sergio Rubini l’atteso ospite di domani cui si affida questo importante compito. Rubini nasce a Grumo Appula (Bari), figlio di un capostazione e di una maestra elementare. Dopo aver terminato gli studi liceali, nel 1978 si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia nazionale d’arte drammatica. Grande appassionato di teatro, riesce a lavorare con importanti registi quali Antonio Calenda, Gabriele Lavia, Enzo Siciliano ed Ennio Coltorti.

Dopo alcune esperienze radiofoniche, esordisce sul grande schermo nel 1985 con Figlio mio, infinitamente caro… a cui faranno seguito nel corso di un anno Desiderando Giulia e Il caso Moro. Nel 1987 svolge i provini per interpretare il ruolo di Fellini giovane per la pellicola Intervista, e con sua grande sorpresa riuscì ad ottenere la parte.  La sua esperienza nel cinema subisce una svolta nel 1989, anno in cui incontra l’autore e sceneggiatore Umberto Marino con cui inizierà un lungo sodalizio artistico.

Nel 1990 esordisce come regista con La stazione, film tratto da un’opera teatrale proprio di Marino con cui vince come miglior film alla Settimana internazionale della critica al Festival di Venezia, cui seguono La bionda (1993), la commedia Prestazione straordinaria (1994), sul tema delle molestie sessuali, Il viaggio della sposa (1997), Tutto l’amore che c’è (2000), L’anima gemella (2002), L’amore ritorna (2004), La terra (2006), Colpo d’occhio (2008), L’uomo nero (2009), Mi rifaccio vivo (2013) e Dobbiamo parlare (2015).

Il suo modo di fare cinema sarà influenzato anche da due figure fondamentali: l’attrice Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores che, con Nirvana (1997), Denti (2000) e Amnèsia (2002), ne estrapolerà l’aspetto surreale. Nel frattempo continua a lavorare come attore in film di altri registi, come Giuseppe Piccioni (Chiedi la luna, 1991), Carlo Verdone (Al lupo al lupo, 1993), Giuseppe Tornatore (Una pura formalità, 1994), Pino Quartullo, (Storie d’amore con i crampi, 1995), Francesca Archibugi (L’albero delle pere, 1998), Anthony Minghella, (Il talento di Mr. Ripley, 1999), Alessandro Piva (Mio cognato, 2003), Mel Gibson (La passione di Cristo, 2004); Giovanni Veronesi (Manuale d’amore, 2005; Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi, 2007; Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso, 2010). Le collaborazioni con Alessandro D’Alatri, (Commediasexi, 2006) e Giulio Manfredonia (Qualunquemente, 2011) hanno ottenuto grandi successi al botteghino. Ha partecipato anche all’ultima pellicola di Ettore Scola (Che strano chiamarsi Federico, 2013) e nel ruolo di protagonista nel film di Pippo Mezzapesa.  E ancora, come attore: L’ultima ruota del carro, regia di Giovanni Veronesi (2013), Che strano chiamarsi Federico, regia di Ettore Scola (2013), Road 47 (A Estrada 47), regia di Vicente Ferraz (2014), La nostra terra, regia di Giulio Manfredonia (2014), Sei mai stata sulla Luna?, regia di Paolo Genovese (2015), La stoffa dei sogni, regia di Gianfranco Cabiddu (2015) , Dobbiamo parlare, regia di Sergio Rubini (2015), Fuori sede, regia di Sergio Rubini (2016), Questi giorni, regia di Giuseppe Piccioni (2016) , Non è un paese per giovani, regia di Giovanni Veronesi (2017), Terapia di coppia per amanti, regia di Alessio Maria Federici (2017), Quando sarò bambino, regia di Edoardo Palma (2018)

Il bene mio, regia di Pippo Mezzapesa (2018), Moschettieri del re – La penultima missione, regia di Giovanni Veronesi (2018), Il grande spirito, regia di Sergio Rubini (2019), Aspromonte – La terra degli ultimi, regia di Mimmo Calopresti (2019), Se mi vuoi bene, regia di Fausto Brizzi (2019), Storia di mia moglie (A feleségem története), regia di Ildikó Enyedi (2021), Il principe di Roma, regia di Edoardo Falcone (2022).

Ad affiancare il Maestro Rubini il musicista Michele Fazio. La sua attività si sviluppa sia come pianista sia come compositore di colonne sonore per il teatro e il cinema. Come compositore ha scritto musiche per tre cortometraggi di Mino De Cataldo e nel 2000 la colonna sonora del film “Tutto l’amore che c’è'” del regista Sergio Rubini, mentre come pianista ha collaborato con artisti e cantanti come Patty Pravo (con la quale ha registrato due album), Gianluca Grignani, Francesco Tricarico, Antonella Ruggiero, Fabio Concato, Ronnie Jones, Joyce Yuille, Judith Emelinee Mick Abrahams (Jethro Tull). Nel 2011 pubblica “Visione Passeggera” (Abeat Records/IRD), il suo primo disco in piano solo – registrato a Oslo ai Rainbow Studios e in collaborazione con il famoso sound engineerJan Erik Kongshauk (ECM). Il disco è stato utilizzato sia come colonna sonora del recital teatrale “A cuore aperto” di Sergio Rubini che come filo conduttore musicale della mostra d’arte, “Il senso del Tempo” dello scultore Silvano Bulgari. Nel 2012, grazie al successo del disco, presenta l’album “Visione Passeggera” in un mini-tour in Germania e partecipa ad alcuni festival pianistici italiani come il “Piano B” a Brescia e “Piano city” a Milano. Nel 2013 compone le musiche de “La Guerra dei Cafoni”, il nuovo recital di Sergio Rubini. Nel 2013 sempre per Abeat viene pubblicato l’Acrobata, disco che gli vale apprezzamenti in molti paesi europei e in Asia, dove  diventa un piccolo best seller. Il suo tratto melodico e minimalista e il sound raffinato, nonché la pulizia sonora gli valgono anche molti riconoscimenti in ambito audiofilo.

 

Commenta così il vicesindaco Piteo: “Associandomi ai ringraziamenti sinceri formulati dal Sindaco Stefano Minerva, vorrei anch’io rimarcare l’impegno profuso dal consigliere Cosimo Nazaro relativamente all’esperienza di restauro in questione il cui apporto individuale ha contributo, in termini positivi, alla realizzazione di importanti interventi anche dal punto di vista strutturale. In merito alle questioni che mi competono, invece, sono felicissimo di annunciare la presenza, per la prima serata di apertura, di un grandissimo artista, attore teatrale, regista e sceneggiatore italiano, Sergio Rubini, in quanto consapevoli che il fascino e l’importanza rivestiti dal Teatro Garibaldi meritino ospiti all’altezza.  L’evento inaugurale sarà altresì arricchito dall’esibizione del noto pianista e compositore di musiche per film e teatro, Michele Fazio, il quale contribuirà ad allietare, tra suoni e fioriture musicali, l’attesissima serata di apertura. Un momento davvero emozionante e di notevole importanza poiché il teatro non rappresenta soltanto un’occasione per fare arte e cultura, ma funge altresì da strumento di condivisione ed aggregazione sociale e, come diceva qualcuno, una città che non cura i propri teatri o è morta o morente”

 

“L’intervento ha richiesto una somma di 240 mila messa a bilancio dalla prima amministrazione Minerva, un lavoro portato in esecuzione da quella attuale – specifica l’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Cuppone – Abbiamo proceduto con la messa in sicurezza degli impianti elettrici con i relativi quadri senza i quali non si  può permettere la fruizione del teatro. Un lavoro importante che ha permesso la riapertura in totale sicurezza: tutta la struttura è dotata di impianto idrico antincendio ” dichiara l’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Cuppone.

 

Non sono mancati i saluti e i ringraziamenti da parte del consigliere – presidente della commissione Cultura Corrado Venneri che aggiunge: “Intenzione dell’Amministrazione comunale è quella di intitolare i palchetti a gallipolini valorosi che si sono distinti nel corso della loro vita e hanno dato un contributo importante alla città”.

 

“Un lavoro davvero straordinario e meticoloso al quale hanno collaborato numerose menti esperte e figure tecniche altamente professionali, grazie alle quali è stato possibile restituire alla città uno dei suoi più cari e preziosi gioielli, custode indiscusso di bellezza, storia, arte e cultura. Abbiamo lavorato tanto e portato a termine un progetto tanto atteso che ha richiesto tanta cura e tanta attenzione. Sono orgoglioso di quello che oggi presentiamo, di questo straordinario luogo di cultura, fiore all’occhiello del nostro centro storico”  conclude il consigliere Mino Nazaro.