Alla scoperta del Salento: La torre colombaia di Borgo San Nicola, vedetta dei fasti del passato

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La torre colombaia di Borgo San Nicola è una tra le 96 che resistono nel nostro territorio, a discapito dell’incuria e di demolizioni arbitrarie avvenute nel corso dei secoli.

Un tempo, la torre colombaia di Borgo San Nicola era inserita all’interno di un complesso abitato, la Masseria Madama di cui non restano tracce perché rasa al suolo nell’inevitabile contropartita del progresso che avanza.

Al suo interno venivano allevati colombi.

Le torri colombaie non sono semplici reperti storici, ma custodi silenziose della vita che è trascorsa intorno a loro, da pochi indizi come dimensioni o materiali utilizzati, lasciano intuire quanto fossero importanti e abbienti le famiglie che ne ordinarono l’edificazione, con la loro forma, così simile alle torri di avvistamento, intimidivano i malintenzionati e in effetti, data l’altezza, non di rado permettevano di vedere in anticipo il nemico avanzare.

La carne di colombo era molto apprezzata, sia per le sue qualità organolettiche, sia perché obiettivamente molto economica, ma i colombi non erano solo cibo, i loro escrementi erano un ottimo fertilizzante ed erano animali con un’elevata resistenza alla fatica, potevano volare per chilometri e tornare a casa grazie al perfetto senso dell’orientamento fungendo da postini del cielo, quindi l’intera comunità si impegnava non solo ad allevarli, ma anche a proteggerli.

Volendo fare un paragone, le torri colombaie erano le antenate, sicuramente meno crudeli, dei moderni allevamenti intensivi, all’interno di quella di Borgo San Nicola potevano essere ospitati infatti fino a 3520 colombi.

Di forma circolare, la torre colombaia di Borgo San Nicola fu edificata probabilmente nel 1500 e fu interamente realizzata con blocchi di pietra leccese. La scelta del materiale la rende ancora più preziosa perché in genere si prediligeva il tufo.

Un’altra particolarità è l’assenza di una copertura nella parte superiore, che si suppone non sia mai stata posizionata, sebbene non sia possibile definirlo con certezza in quanto potrebbe anche essere crollata.

Per ovvi motivi non sono presenti finestre, ma è possibile notare due aperture, di cui una, quella inferiore, fu probabilmente ricavata in epoca successiva, quando la torre avevo perso la sua funzione originaria.

Se da una parte le torri colombaie affascinano per la loro resistenza in un mondo moderno che si ostina a chiedersi l’utilità delle cose anziché goderne la bellezza, la reale opera d’arte è l’effetto ottico che regala l’interno: 1760 celle di forma trapezoidale in cui i colombi potevano costruire il loro nido e covare le uova.

Molto probabilmente le celle non sono mai state abitate tutte contemporaneamente, ma il fattore e i contadini potevano raggiungere anche quelle poste più in alto grazie alla presenza di sei rampe elicoidali.

La torre era dotata di un sistema di protezione dagli animali selvatici, infatti le scale non partivano da terra, ma erano sopraelevate, sarebbe dovuta essere presente anche una cortina muraria esterna di cui, come per il tetto, non è stata trovata traccia, mentre risulta correttamente posizionato l’accesso, più piccolo ed elevato dal suolo rispetto a quello aggiunto in seguito.

Elemento distintivo di questa torre è il cornicione aggettante con mensole che sostiene una cornice torica e i due filari in muratura.

Oggi intorno alla torre è tornato a vivere un intero mondo fatto di bambini e famiglie, la chiesa, inaugurata di recente, accoglie fedeli, ma anche adolescenti che tra le sale della canonica e i campetti da calcio costruiscono ricordi e amicizie mentre lei è lì che  osserva, dall’alto dei suoi secoli, consapevole che il mondo è cambiato, cambierà, ma tutti, passando da Borgo San Nicola le lanceranno uno sguardo misto tra curiosità e ammirazione.

di Claudia Forcignanò