Alla scoperta del Salento: l’Idume, il fiume che protegge Lecce

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Anche Lecce ha il suo fiume, è l’Idume che scorre serafico e sotterraneo per 7 chilometri tra le vie della città vecchia e si porta dietro storie e leggende che si snodano tra antichi pozzi dismessi, cisterne abbandonate, misteriosi cunicoli.

I leccesi amano il loro fiume, lo amano talmente tanto che convivono con lui e con i disagi che derivano da un corso d’acqua che scorre sotto casa.

A chi viene in visita nel Salento, la presenza del fiume Idume viene svelata come fosse un segreto prezioso di cui essere messi a parte é un onore, poco importa se ad averlo visto sono in pochi, sopratutto tra i più giovani.

Se qualcuno si lamenta dell’umidità che invade le case del centro storico, la risposta, quasi meravigliata é: “Eh, ma è colpa dell’Idume!” E da lì via ad una serie di lamentele sui dispetti che questo fiume impertinente fa ai suoi concittadini.

In realtà l’Idume non è un fiume, anche se ai leccesi piace pensarlo come tale.

Per capire la sua natura e origine, bisogna ricordare che il Salento è una terra carsica che con le sue rocce e pietre di origine prettamente sabbiose e quindi friabili, è soggetta a erosione. Grazie a questa peculiarità geologica, l’acqua che scorre nel sottosuolo ha scavato trovando feritoie per riaffiorare in più punti creandosi un suo percorso.

Chi ha avuto la fortuna di poter ammirare questo misterioso corso d’acqua, ne è rimasto stregato, in qualche modo l’Idume entra sotto la pelle, è come se raccontasse davvero storie antiche e custodisse segreti che non rivelerà mai. Alcune leggende narrano che le sue acque curino i mali del corpo e dell’anima, altre che sia sacro alle ninfe.

Per alcuni, se si presta attenzione, si potranno scorgere fate e folletti che si rincorrono lungo le sponde.

Altre storie sono più tristi, narrano dello straziante pianto di un bambino udito durante la notte dai guardiani che presidiavano i sotterranei di palazzo Adorno, uno dei luoghi in cui è possibile vedere il fiume e ammirare le iscrizioni su muri lasciate dai vecchi abitanti di origine ebraica che nelle sue acque usavano bagnarsi spesso.

Tra chi crede e chi non ci crede ma ci spera, si posizionano i più razionali, i quali riconoscono che sicuramente in epoche passate le acque dell’Idume siano state usate per riti pagani e che indipendentemente da ninfe e folletti, la presenza di una fonte d’acqua in una terra soggetta a siccità come il Salento, sia stata una vera e propria benedizione.

Al netto di storie e leggende, quell’imprevisto corso d’acqua che con sforzo e pazienza affiorò un giorno dal sottosuolo leccese, fu talmente importante, che per lui fu scomodato nel 1600 Ascanio Grandi, il quale scrisse che fu proprio Idomeneo, leggendario fondatore di Lecce a dare il nome alla città e al suo fiume.

Nei periodi più caldi, spostandosi a pochi chilometri dal capoluogo salentino, si può raggiungere la marina di Torre Chianca e bagnarsi nelle fredde acque del  bacino dell’Idume.

di Claudia Forcignanò