Alla scoperta del Salento: Le grotte della baia di Uluzzo

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Una delle grotte della baia di Uluzzo - Foto Giulio Rugge

Nella baia di Uluzzo, nel Parco Naturale di Porto Selvaggio, meta gettonata non solo per lo splendido panorama, ma anche per la possibilità di ammirare un tramonto mozzafiato, si trova la Grotta del Cavallo che insieme alla Grotta Uluzzo e alla Grotta Cosma, racconta la storia millenaria di una delle insenature più suggestive del Salento.

La Grotta del Cavallo è la più importante di una serie di grotte rinvenute nella zona nel corso degli anni, si trova a 15 metri sul livello del mare, nell’era preistorica la grotta, nei periodi più freddi si affacciava su una radura che, grazie alla presenza di pascoli floridi, accoglieva bovini e cavalli, mentre con l’arrivo della stagione calda, veniva sommersa dall’innalzamento del livello del mare.

L’importanza della Grotta del Cavallo è collegata alla storia che custodisce al suo interno, appena 7,5 metri, e che abbraccia il periodo che va dal Paleolitico al Neolitico

Nel 1961, Arturo Palma Cesnola dell’Università di Siena e Edoardo Bortazzi Von Löwenstern dell’Università di Firenze, diedero il via ad una campagna di scavi lungo la costa salentina, fino a quando nel 1964 si imbatterono in due denti molari decidui, ovvero denti “da latte”, poi identificati come appartenenti all’uomo di Neanderthal, e altri reperti come strumenti in pietra e ornamenti realizzati con conchiglie, tipici del periodo uluzziano da cui prende nome la baia, sviluppatosi nel Paleolitico superiore antico 34.000 – 31.000 anni fa soprattutto in Puglia.

Purtroppo quando gli scavi si fermarono per circa un decennio, la grotta fu deturpata da cacciatori di tesori che scavarono senza ritegno, fino a quando Arturo Palma di Cesnola riprese in mano il cantiere negli Anni ’70.

Nel 2011 Stefano Benazzi del dipartimento di antropologia dell’Università di Vienna, dopo una serie di ricerche, pubblicò sulla rivista “Nature” un articolo in cui affermava che i resti appartenessero in realtà ad uno dei primi esemplari di Homo Sapiens, spostando la datazione all’epoca degli umani “moderni” e dando vita a discussioni e analisi tuttora in corso.

Alcuni luoghi meritano di essere visitati indipendentemente dalle suggestioni visive che evocano, ma anche e soprattutto perché hanno attraversato i secoli per giungere sino a noi vivi con il compito di raccontare la storia dell’umanità.

di Claudia Forcignanò