Prendendo in prestito l’ironia fulminante con cui Leo De Berardinis archiviava una prova teatrale mal riuscita, «Grazie della squisita prova», spettacolo che va in scena sabato 7 febbraio (ore 21) all’Auditorium TaTÀ di Taranto per la stagione «Periferie» del Crest sostenuta dalla Regione Puglia, è tutto fuorché un esercizio incompiuto. È, semmai, un atto d’amore per il teatro, per chi lo attraversa da una vita e per chi, pur giovane, ne avverte già tutto il peso e la necessità.
In scena s’incontrano e si osservano, interrogandosi e mettendosi in discussione, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, attori, autori e registi che dal 1976 formano una coppia artistica ormai storica, e Nicola Borghesi, regista trentacinquenne, autore e attore, tra le voci più interessanti del teatro documentario contemporaneo. I tre frequentano gli stessi teatri, condividono platee e quinte, si guardano lavorare da anni. Ma le loro vite artistiche sembrano appartenere a galassie lontanissime. Eppure, qualcosa scatta: una scintilla ineffabile che ha a che fare con una forma d’amore per il teatro difficile da definire, ma immediatamente riconoscibile.
Da questo incontro nasce uno spettacolo che è insieme intervista, confessione, dichiarazione di poetica e vertigine emotiva. Borghesi scrive un copione per Vetrano e Randisi, li interroga, li ascolta, li provoca. Li osserva dalla platea, poi entra in scena, espone i suoi dubbi come un allievo davanti ai maestri. Dall’altra parte, Vetrano e Randisi fanno i conti con il tempo che passa, con ciò che è stato e con ciò che ancora potrebbe essere: i ricordi personali si intrecciano alle memorie degli spettacoli che hanno segnato la loro carriera, riportando in vita interpretazioni che sfidano il tempo e persino la morte.
Il confronto è netto e fertile: da una parte la bulimia inquieta di chi sente l’urgenza di dire tutto, dall’altra la serafica, mai scontata capacità di essere in scena di chi il teatro lo abita da decenni. Ne nasce un dialogo tra generazioni, tra due modi di stare al mondo e sul palco, tra chi nel teatro ha costruito un’esistenza e chi, oggi, si chiede se abbia ancora senso farlo, in un presente attraversato da guerre, epidemie e disillusioni.
In scena tre attori interpretano sé stessi, ma soprattutto esplodono in un inno al teatro e alla vita, tra pathos e divertimento, nostalgia e passione rendendo «Grazie della squisita prova» un vero e proprio discorso sul teatro: fragile, necessario, ostinatamente vivo.
Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», gli artisti dialogheranno con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.
Intanto il Crest annuncia due variazioni nel calendario. Lo spostamento da sabato14 a domenica 15 marzo (ore 18) dello spettacolo diretto e interpretato da Lino Musella «L’ammore nun’è ammore», rivisitazione in napoletano dell’opera scespiriana, e l’anticipo a martedì 17 marzo (ore 21) di «4, 5, 6» di Mattia Torre in un primo momento previsto sabato 11 aprile. Restano invariate le date delle altre rappresentazioni, «L’uomo calamita» di Circo El Grito e Sosta Palmizi (sabato 21 febbraio) e «Anna Cappelli» di Annibale Ruccello con Valentina Picello (28 marzo).
Biglietto unico € 15.













