TARANTO – Cos’è il teatro se non costruzione del conflitto? Dalla tragedia classica fino ad «Amleto», la drammaturgia affonda le sue radici nello scontro tra forze opposte: desideri e paure, ambizioni e limiti, pulsioni e convenzioni sociali. Ed è proprio a partire da questa tensione originaria che prende forma «La grammatica del massacro», workshop di recitazione condotto da Michele Cipriani e organizzato dalla compagnia Crest dall’1 al 3 maggio all’auditorium TaTÀ di Taranto.
Un percorso intensivo che intreccia analisi del testo e pratica attoriale, pensato per fornire strumenti concreti nella costruzione di personaggi complessi, vivi e credibili. C’è tempo fino al 27 aprile per iscriversi a un laboratorio che assume come campo di indagine «Il dio del massacro» della francese Yasmina Reza, uno dei testi più emblematici della drammaturgia contemporanea, ideale per esplorare una metodologia precisa: analizzare il conflitto fino a trasformarlo in azione scenica autentica.
Dietro la maschera della civiltà borghese, il testo della Reza svela un universo di tensioni sotterranee, rabbia trattenuta e contraddizioni universali. Ma per restituire questa complessità sulla scena non basta l’istinto: servono studio, consapevolezza e controllo. Il workshop si articola infatti su due livelli di lavoro complementari – analisi e azione – per accompagnare gli attori in un processo di creazione rigoroso e organico.
A guidare il percorso è Michele Cipriani, attore e formatore attivo da anni nella ricerca teatrale contemporanea, con una particolare attenzione al lavoro sul corpo e sulla relazione tra testo e presenza scenica. La sua pratica pedagogica si nutre di un dialogo costante tra tradizione e innovazione, con esperienze che spaziano dalla scena indipendente alla formazione professionale, privilegiando un approccio che mette al centro l’attore come creatore consapevole.
Come ricorda Franco Ruffini, tra i più autorevoli studiosi di antropologia teatrale, il conflitto non è soltanto un contenuto narrativo, ma una struttura portante: una vera e propria grammatica dell’azione scenica. Ed è proprio questa grammatica che il laboratorio intende indagare e rendere praticabile, offrendo ai partecipanti strumenti per trasformare la tensione drammatica in presenza viva, concreta, necessaria.
Un’occasione formativa rivolta a chi desidera approfondire il lavoro scenico attraverso un approccio esigente e strutturato, capace di coniugare pensiero e azione, tecnica e verità.













