Domenica 12 febbraio a Mola di Bari Rocco Papaleo con il suo teatro canzone alla maniera di Gaber

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MOLA DI BARI – «Ho sempre fatto musica e, se mi chiedessero cosa sento di essere, risponderei un cantautore, prima ancora che un attore e un regista», dice di sé Rocco Papaleo, che col suo humor e il suo accento del Sud è diventato uno dei grandi protagonisti della commedia all’italiana degli ultimi vent’anni. Il popolare attore lucano, domenica 12 febbraio (ore 19.30) atteso ospite dell’Agìmus di Mola di Bari al Teatro van Westerhout con lo spettacolo «A proposito di Rocco» già sold out, ha portato la musica anche sul grande schermo coinvolgendo Max Gazzé in «Basilicata Coast to Coast» e Giorgia nel film «Scordato», scelto dal Bif&st di Bari per aprire il 25 marzo la sezione competitiva «ItaliaFilmFest». E nello spettacolo musicale «A proposito di Rocco» sarà attorniato da una band composta da Arturo Valiante al pianoforte, Fabrizio Guarino alla chitarra, Guerino Rondolone al contrabbasso e Davide Savarese ai tamburi, compagni di viaggio con i quali condurrà il pubblico alla scoperta della sua grande passione per il teatro-canzone, un genere lanciato negli anni Settanta con lo spettacolo «Il signor G» dal poeta Sandro Luporini e dal cantautore Giorgio Gaber. Furono loro a ribaltare la tradizione italiana dei testi in musica mescolando il recitar cantando di Jacques Brel con la prosa di Céline ed esaltando la sintassi carica di suspense tipica del parlato.

Ed ecco ora, sulle orme di quell’esperienza, Rocco Papaleo tenere stretti gli uni agli altri parole e note, canzoni e racconti, monologhi e gag surreali. «A proposito di Rocco» si presenta, quindi, come un album tutto da sfogliare, fatto di pensieri sparsi, brevi annotazioni e rime lasciate in sospeso, che si fanno parole in musica, in un riuscito esperimento che strizza l’occhio a Gaber, naturalmente, e all’amata Basilicata. Uno spettacolo antologico, con la spiccata attitudine all’interazione e al gioco. Meglio ancora, un recital che ha sempre lo stesso punto di partenza, ma una meta sempre nuova e una strada ogni volta diversa per raggiungerla. Come un viaggio da una parta all’altra di una regione che aspetta solo di essere attraversata, come in «Basilicata Coast to Coast», titolo che alludeva all’impossibilità di fermarsi, al sapere di essere transitori, al comprendere che tutto è provvisorio, condizione essenziale per potersi costantemente meravigliare. Che poi è più o meno è il senso del viaggio che compiamo ogni giorno, tutti i giorni. Almeno finché ci è concesso di guardare fuori dal finestrino.

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