Alla scoperta del Salento: le bagnarole di Santa Maria di Leuca

300

Se oggi sentirsi dire: “Come sei bianca!” nel periodo estivo risulta quasi un’offesa, fino ai primi anni del 1900, avere una carnagione candida, lattescente, era l’aspirazione di ogni donna perché simbolo di uno status riservato solo ai nobili e in generale a coloro che potevano trascorrere le loro giornate tra passeggiate, letture e ricami senza doversi preoccupare di come sbarcare il lunario.

Le donne che sfoggiavano una pelle abbronzata invece, erano portabandiera della classe operaia che dall’alba al tramonto, in inverno come in estate, lavorava sotto al sole per sfamare la famiglia.

Al sole e all’abbronzatura si associava inoltre la convinzione (relativamente corretta) che invecchiasse la pelle anzitempo.

In sostanza, la vera bellezza era rappresentata dalla pelle diafana, ottimo biglietto di presentazione per una donna elegante, riservata, di alto lignaggio.

Al nord le famiglie potevano scegliere se trascorrere le vacanze estive in città, al lago o in montagna, in ogni caso le temperature miti invogliavano a lunghe passeggiate, pomeriggi in giardino, escursioni, gite in barca protette da abiti lunghi e vezzosi ombrellini in stoffa o pizzo.

Al sud la situazione era differente, ignorare il richiamo del mare era impossibile, ma ipotizzare che una donna potesse disinvoltamente attraversare la spiaggia ed entrare in acqua era fantascienza perché avrebbe attirato sguardi indiscreti che avrebbero leso la sua onorabilità e ovviamente il sole avrebbe colorato di un intollerabile colore dorato la pelle.

I costumi da bagno nei primi anni del secolo scorso erano ben lontani dai nostri bikini, le donne indossavano pantaloni lunghi, maglie smanicate strette in vita da una cinta e cappellini (o cuffie in stoffa), ma si era nell’epoca in cui una caviglia faceva sognare e l’amore viaggiava tra messaggi in codice e lettere segrete, quindi per una donna era impensabile mostrarsi in costume.

Fu così che nacquero le bagnarole, ovvero strutture studiate appositamente per permettere alle nobildonne di godere del meritato relax e refrigerio senza doversi preoccupare dell’altrui indiscrezione e dei raggi solari.

Furono progettati e costruiti vari tipi di bagnarole: la bagnarole a conca era la più semplice ed era pubblica, ovvero poteva essere utilizzata da chiunque, consisteva in buche scavate nella roccia; la bagnarole scoperte, anch’esse scavate nella roccia, avevano la forma di vasche rettangolari con gradini che consentivano l’accesso al mare, a differenza di quelle a conca, erano private perché proprietà delle famiglie benestanti; all’aristocrazia appartenevano invece le bagnarole in legno, che in sostanza erano bagnarole a conca con scalini che conducevano in acqua, ma la privacy era garantita dalla copertura in legno che veniva smontata in inverno; i nobili potevano infine permettersi dei veri e propri camerini privati realizzati, ovvero le bagnarole in pietra, upgrade delle bagnarole in legno, ma più grandi e accoglienti, venivano innalzate nei pressi della villa dei proprietari, potevano avere ottagonale, squadrata o tonda, venivano decorate con colori che richiamavano quelli della villa cui appartenevano, in alcuni casi erano sopraelevate rispetto alla roccia e munite di scalette per accedere all’acqua e veniva inciso il nome della famiglia proprietaria.

Sono proprio in pietra le tre bagnarole che Santa Maria di Leuca ha conservato fino ai giorni nostri rendendole fruibili al pubblico, due si trovano proprio sul lungomare Cristoforo Colombo e sono quelle di Villa Fuortes e di Villa Meridiana, mentre la tesa, più piccola si trova nei pressi del vecchio molo degli Inglesi.

I decenni non hanno alterato il loro fascino, passeggiando sul lungomare compaiono all’improvviso, una accanto all’altra, così diverse esteticamente, una rossa e gialla, a livello del terreno, l’altra in pietra viva, sopraelevata e raggiungibile grazie ad una scala, protetta da una porta, sicuramente ha retto meglio della sua vicina agli attacchi del mare e del tempo perché al suo interno sono ancora visibili le scale di accesso al mare.

In entrambe però gioca un ruolo importante la luce, che penetrando sia dalle finestrelle che dalla cupola, crea un’atmosfera che trasporta indietro nel tempo lasciando immaginare la vita che abitava quelle mura.

Imperdibile la vista dalla finestrella: un quadrato ben definito attraverso cui ammirare il mare e le barche che passano per prendere il largo.

Nel 2010 il Circolo Culturale “La Ristola” ha lanciato l’allarme per la tutela delle bagnarole che rischiano di scomparire corrose dalla salsedine e dal movimento delle onde privando tutto il territorio di una inestimabile testimonianza storica e culturale.

di Claudia Forcignanò