Ritratti Festival Monopoli, prologo venerdì 7 luglio con il vernissage di “Ritratti Exhibit”, il tempo e i corpi di Giuliana Storino e Sarah Jérôme

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MONOPOLI (Bari) – Non solo profili sonori. Il «Ritratti Festival» di Monopoli diretto da Antonia Valente torna a confrontarsi con l’arte contemporanea e ospita in collaborazione con Doppelgaenger e Galleria Marina Bastianello le personali di Giuliana Storino e Sarah Jérôme. Le due mostre dialogheranno tra loro nella Casa Santa, nella chiesa di Santa Maria della Zaffara e nella chiesa di San Giovanni, tre luoghi del centro storico di Monopoli che verranno aperti in via straordinaria con il vernissage della sezione «Ritratti Exhibit» in programma alla presenza delle autorità venerdì 7 luglio (ore 19.30), prologo della diciannovesima edizione del «Ritratti Festival» al via ufficialmente lunedì 17 luglio (ore 21) con il grande jazz del Brad Mehldau Trio nella Masseria Spina.

Tra l’altro, una delle opere di Giuliana Storino, «Cicàdidi. La cadenza della vita», ha ispirato tutta l’identità grafica di Ritratti 2023, con la sua idea di tempo interiore al di là della logica lineare del mondo esterno. La creazione dell’artista di origini tarantine rappresenta, infatti, una riflessione sul tema al centro dell’edizione di quest’anno, il tempo, per l’appunto, realizzata trasformando in volume del suono l’impalpabile canto delle cicale, secondo l’ossimoro dell’orecchio che vede e dell’occhio che sente. Passando dalla natura all’artificio, dalla voce alla forma, il disco dal colore diafano comprende una sezione sonora di circa dieci secondi di differenti intensità e vibrazioni sonore che, emesse per stridulazione dalle ossa dell’insetto, creano un effetto risonanza capace di sospendere spazio e tempo. Realizzata in collaborazione con la Galleria Marina Bastianello, la sezione riguardante Giuliana Storino include un’altra decina di opere tra installazioni audiovisive, elaborazioni digitali e creazioni materiche.

Quattro, invece, i lavori di Sarah Jérôme, che per «Ritratti Exhibit» presenta le opere «Triptyque», «Arbre» e «Jardin» rispettivamente realizzate con tecnica mista, china e olio su carta, nonché la scultura in pietra «Pensèe». Tra l’altro, l’artista francese è arrivata all’arte figurativa dopo tredici anni trascorsi nel mondo della danza, disciplina della quale ha conservato una certa filosofia se si considera l’importanza che il corpo umano, in particolar modo quello femminile, ha acquisito all’interno delle sue opere. Un corpo che emerge da materia informe simile a un magma o da processi di combustione e trasformazione minerale, o ancora da elementi vegetali o animali, come nella più classica delle metamorfosi. Il mormorio dei fossili allude agli svariati echi provenienti dal nostro passato: sia esso mitico, letterario o psichico. E le opere in mostra sono la chiara testimonianza di questa costante tensione, a un tempo onirica e mitopoietica, tra grossolanità dell’informe e delicatezza dei corpi. La loro esposizione avviene in collaborazione con la galleria d’arte di Bari Doppelgaenger, nata nel 2012 rivolgendo la propria ricerca alle attuali espressioni della figurazione, all’installazione, alla performance e alle arti parietali, attorno a progetti di ampio respiro e dalla forte identità culturale, nell’interazione tra artisti e con interventi di arte urbana, come nelle peculiari opere murali, sempre progettate sulla specifica dimensione degli spazi espositivi e con una grande attenzione al robusto filone di arte femminile.

Le due mostre rimarranno aperte sino al 4 agosto, ore 18-22, ingresso libero.