Autunno Agìmus, sabato 30 settembre melodramma e danza a braccetto con il duo pianistico Sbeglia-Zamuner

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MOLA DI BARI – Melodramma e danza vanno a braccetto con le quattro mani di Maria Sbeglia e Umberto Zamuner, rinomato duo pianistico napoletano che sabato 30 settembre (ore 20.45), nel Castello Angioino di Mola di Bari, per l’Autunno delle Stagioni Agìmus dirette da Piero Rotolo, presenta il progetto «Tra opera e balletto». Il programma prevede un florilegio di elaborazioni dal repertorio lirico di Mozart (Ouverture dal «Don Giovanni»), Martucci (Fantasia su «Un ballo in maschera» di Verdi) e Rossini (Ouverture da «La gazza ladra» e «Il barbiere di Siviglia»), nonché la Suite op. 71 di Ciaikovskij dal suo balletto più famoso, «Lo schiaccianoci».

Contagioso slancio, forte personalità, profondo affiatamento, segni particolari più volte sottolineati dalla critica, caratterizzano le interpretazioni di questo duo formatosi nel 1991 e da allora regolarmente ospite di rinomati festival e importanti stagioni concertistiche, sia a quattro mani che con la formula per due pianoforti. Maria Sbeglia e Umberto Zamuner hanno al loro attivo oltre cinquecento concerti in Italia e all’estero, un vasto repertorio che spazia da Bach a Mozart, dai romantici agli autori del Novecento, e collaborazioni con diverse orchestre. Con Bruno Canino hanno eseguito il Concerto per tre pianoforti e orchestra di Mozart e i Concerti per tre e quattro pianoforti e orchestra di Bach. All’attività in duo e solistica, entrambi affiancano il lavoro di docenti, Maria Sbeglia al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, Umberto Zamuner al Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino.

Tra i punti più alti del genio creativo di Mozart, il «Don Giovanni» segnò con «Il flauto magico» la strada al melodramma romantico. Celebre anche come pagina da concerto, l’ouverture venne scritta poche ore prima della messa in scena, con il genio di Salisburgo capace in una notte di sintetizzare in forma bipartita il senso dell’intera opera. La trascrizione per uno o due pianoforti di pagine d’opera di altri è stata una pratica esercitata da molti grandi compositori, alla quale non è sfuggito Giuseppe Martucci, autore di una Fantasia dal «Ballo in maschera» di Verdi. E pagine da concerto sono le ouverture di Rossini da «La gazza ladra» e «Il barbiere di Siviglia», entrambe sostenute dalla vorticosa leggerezza tipica del grande compositore pesarese, così come la Suite op. 71 da «Lo schiaccianoci» di Ciakovskij, pensata proprio con questa finalità. L’autore la elaborò mettendo insieme un’«Ouverture miniature», la «Marche» (tratta dalla seconda scena del primo atto), cinque «Danses charactérìstiques» (estrapolate con diverso ordine dal Divertissement n. 12 del secondo atto) e, infine, la «Valse des fleurs» (che nel balletto corrisponde alla scena n. 13 del secondo atto).

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