C’è chi dice no a volte

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L’anno scolastico è terminato ma questa pausa estiva ci consente di fare una piccola riflessione su quanto accaduto.Gli addetti del mondo scolastico, gli esperti, e gli psicologi esprimono forte preoccupazione per le crescenti aggressioni avvenute ai danni dei docenti. I dati mostrano un cambio di rotta nelle modalità in cui viene usata la violenza da parte dei ragazzi nella scuola. L’attualità dei casi balzati agli onori della cronaca ci impongono una visibile involuzione, quando questi comportamenti avvengono nella sede in cui i nostri figli dovrebbero apprendere che la risoluzione di un conflitto non avviene con la “scorciatoia” di un atto violento. Sullo sfondo del fenomeno esiste la “Vexata Quaestio” della perdita di autorevolezza dei docenti e della scuola, ma forse un’analisi più profonda ci induce a pensare che la crisi riguardi la totalità del rapporto tra il mondo adulto e i minori.

Il confine del limite in pedagogia come strumento di crescita:

Il passaggio dall’insulto allo scontro fisico da parte del minore con l’adulto è la dimostrazione che qualcosa si è incrinato soprattutto nell’ambito della percezione della funzione educativa, nel caso di una figura autorevole come quella di un docente poi, vuol dire che non siamo di fronte semplicemente ad un eccesso, ma si è attraversata una linea di demarcazione formativa. In questo senso lungi dal generalizzare, l’argomento è divenuto però molto serio. Nel momento dell’aggressione fisica oltre che verbale, salta immediatamente un presidio, un argine fondamentale di crescita e relazione anche per tutti noi che è quello del “confine” nell’ambito educativo, del limite. Il confine oltre a separare l’intervallo, lo spazio fra il consentito e ciò che non lo è, svolge funzioni molto più complesse. Nell’ambito formativo personologico del soggetto dona una struttura interna più rassicurante, insegna il rispetto favorendo l’empatia e la costruzione di relazioni, consente di riconoscere le proprie fragilità come punti su cui costruire la propria identità e trasforma il divieto, in una riflessione di crescita cognitiva ed emotiva per un soggetto in formazione. Il mancato riconoscimento del limite da parte di un minore, il varcarne la soglia in modo problematico, crea un rischio sia per coloro che entrano in relazione con lui, che per sé stesso. Da questo punto di vista l’autorità scolastica oggi viene vista da alcuni in modo frustrante come un contesto critico, da eludere, da non rispettare.

La visione dell’adulto agli occhi del minore:

Il centro del problema forse è questo qui. L’adulto non è visto come una figura autorevole e regolativa(e qui non ci si riferisce a imposizioni, o atteggiamenti simili), ma smette di essere percepito come educatore, ed anzi come abbiamo avuto modo di vedere nella cronaca nazionale, viene trasformato da alcuni minori in un soggetto con cui imbastire una prova di forza. Vada sé che in tal senso vi possono essere delle degenerazioni nell’applicazione di questa visione, e davanti alla violenza che esplode, non serve solo condannare il gesto, esso riguarda tutti noi. L’adulto dovrebbe tornare a rappresentare quel confine stabile, chiaro, coerentemente autentico, anche se difficilmente accettabile dal soggetto in evoluzione come un adolescente. La costante violazione di questi elementi e concetti ci fa capire che siamo in una situazione difficile. Queste condotte, non sono più tollerabili, perché quel “limite” serve a tutelare i ragazzi e a consentirgli di individuare capacità di autoregolazione;ma allo stesso modo dobbiamo cercare come educatori di presidiarequel “confine”, renderlo un luogo dinamico dove si incontrano, identità e alterità (incontro con l’altro) aiutando quel soggetto a riconoscere le proprie fragilità come punti di partenza e trasformare un divieto in un’opportunità di crescita personale e relazionale.

di Claudio Buttaro

Educatore socio pedagogico, Criminologo esperto in devianza minorile, bullismo, cyberbullismo, prevenzione della radicalizzazione e del fenomeno terroristico.

Formatore e tutor nell’ambito di progetti educativi sui bisogni dei minori e sul conflitto tra pari.