“Barocco Festival”, l’Europa suona nelle canne d’organo

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Tre scuole, tre modi di pensare il suono, un solo strumento capace di contenerli tutti. Il “Barocco Festival Leonardo Leo” arriva venerdì 18 settembre alle ore 20.30 nella Chiesa Matrice di Mesagne con “Intrecci sonori. Dialoghi tra Spagna, Italia e Germania con le canne d’organo”. Un tracciatoche percorre alcune delle grandi tradizioni organistiche europee, dalla gravità spirituale della penisola iberica alla cantabilità italiana, fino all’architettura contrappuntistica tedesca. L’organo diventa così una mappa sonora dell’Europa: assorbe danze, liturgia, teatro e polifonia e cambia voce seguendo luoghi, epoche e sensibilità. Per il concerto vale la formula del “biglietto rovesciato”: il ticket si paga alla fine – costo 3 euro – Info T. 347 060 4118.

Protagonista l’organista valenzanoArturo Barba Sevillano, impegnato in un programma che attraversa Spagna, Italia e Germania e mette in relazione autori e linguaggi lontani nel tempo. Da Francisco Correa de Arauxo e Juan Bautista Cabanilles a Domenico Zipoli, Vincenzo Bellini e Giovanni Morandi, fino a Johann Pachelbel e Johann Sebastian Bach, le diverse scuole mostrano quanto l’organo abbia saputo accogliere forme e caratteri apparentemente distanti.

Il percorso prende avvio dalla tradizione iberica e da una ricorrenza particolare: i quattrocento anni dalla pubblicazione della “Facultad Orgánica” di Francisco Correa de Arauxo, apparsa nel 1626. A dare voce al programma sarà lo storico organo della Chiesa Matrice, costruito nel 1794 da Ferdinando De Simone secondo i criteri della scuola organaria napoletana. È uno dei documenti fondamentali della cultura organistica spagnola e il punto di partenza per entrare in un mondo nel quale densità polifonica e raccoglimento convivono con una forte componente ritmica. La stessa area geografica mostra anche un volto più mobile: correnti italiane e danze di corte o di ascendenza popolare entrano nei repertori e fanno dell’organo uno strumento permeabile agli scambi.

È qui che “Intrecci sonori” trova il primo dei suoi nuclei. Le scuole europee non crescono in isolamento: melodie, forme e modelli circolano, vengono assimilati e restituiti con accenti differenti. La Spagna guarda all’Italia, mentre danze come españoleta, sarabanda e ballo del Granduca trasferiscono sulla tastiera ritmi provenienti da ambienti diversi. Sacro e profano smettono di appartenere a territori rigidamente separati e finiscono per incontrarsi nello stesso strumento.

In Italia questo confine diventa ancora più marcato. Con Domenico Zipoli l’organo conserva la dimensione del raccoglimento liturgico, ma nei decenni successivi cambia profondamente. L’influenza dell’opera porta con sé melodie cantabili, slanci teatrali e una nuova brillantezza. Con Vincenzo Bellini e Giovanni Morandi, lo strumento assume quasi il respiro di un’orchestra: la tastiera accoglie il gusto della scena e porta in chiesa una scrittura che conserva il movimento e la luminosità del teatro.

La traiettoria si sposta infine verso la Germania, dove il discorso musicale acquista un’altra costruzione. Con Pachelbel e soprattutto Bach, variazione e contrappunto diventano strumenti per edificare forme di grande complessità partendo da materiali essenziali. Le voci si sovrappongono, si inseguono e si organizzano in un equilibrio rigoroso, ma dentro quella struttura resta viva la libertà dell’invenzione.

Dalla penisola iberica alla Germania, passando per l’Italia, nella Chiesa Matrice di Mesagne, l’organo rivela tutto il carattere di strumento capace di custodire identità differenti, fino a trasformare tre geografie musicali in un unico dialogo europeo.

Mesagne – Venerdì 18 settembre, ore 20.30
Chiesa Matrice

INTRECCI SONORI
Dialoghi tra Spagna, Italia e Germania con le canne d’organo

Arturo Barba, organista